LECCE-CAGLIARI: A CHE GIOCO GIOCHIAMO?

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LECCE-CAGLIARI: A CHE GIOCO GIOCHIAMO?

“Non siamo più pienamente vivi, più completamente noi stessi, e più profondamente assorti in qualcosa, che quando giochiamo” affermava l’americano Dr. Charles E. Schaefer, “padre della terapia del gioco”.

Effettivamente, “a che gioco giochiamo?” è la domanda che, in un certo senso, ha seguito l’evoluzione della nostra vita e, allo stesso tempo, ne ha racchiuso il suo mistero. Fa parte delle nostre corde, ci appartiene!

Ce la siamo posta sin da piccoli, dai tempi della fanciullezza a quelli dell’adolescenza, come decisione topica da prendere una volta giunti nel cortile dei divertimenti. Dopo, magari, aver terminato i compiti.

Ce la siamo posta, poi, avanzando con l’età, come dubbio esistenziale da risolvere una volta finiti nell’“escape room” del nostro intimo, Dopo, magari, aver concluso un esame di coscienza.

In Lecce-Cagliari, invece, è sorta spontanea e nel turbinoso vortice delle emozioni l’ha fatta da padrona. Con un tempo più che mai da lupi, infatti, già domenica sera, si è arrivati al Via del Mare con l’ansia di sapere se si gioca e, nel caso, a cosa, se a calcio oppure a pallanuoto.

Niente da fare. Dopo qualche tuffo del pallone, tutti a casa. Gli ultras isolani ospiti di quelli salentini (gran bel gesto, apprezzato anche dal nostro presidente!!!) e partita rinviata all’indomani pomeriggio.

Lunedì, per l’appunto, altro giorno, altro gioco. Tra calcio e pugilato. Il nostro Lecce parte bene, con ottimo puntiglio, ma proprio nel suo miglior momento incassa il montante del Cagliari, con l’ormai consueto rigore della VAR, che consente ai sardi di chiudere in vantaggio il primo round, pardon, il primo tempo.

Intorno alla metà del secondo, sull’unica guardia bassa errata, i nostri incassano il raddoppio con un diretto micidiale al fulmicotone. Roba da mandare al tappeto anche un toro. Sotto una pioggia tornata ad essere battente. Lecce-Cagliari potrebbe finire qui. E invece no.

“È finita si dice alla fine”

insegna Stallone nei panni del celebre Rocky.

Talmente vero che, stretti sempre più nella loro area di rigore, i rossoblu si ritrovano a giocare a pallamano nell’estremo tentativo di salvare a porta vuota. Espulsione del difensore e rigore per i padroni di casa con post trasformazione degna della migliore saga di Balboa. Il portiere sardo manda “Knock Out” il nostro attaccante, reo soltanto di voler velocizzare il gioco. Nell’incertezza della certezza delle regole, meglio non rischiare. Incredibilmente, fuori tutti e due!

Tanto basta per scatenare la rabbiosa e veemente combinazione di colpi giallorossi che dopo qualcuno clamorosamente andato a vuoto, sull’ormai imminente triplo “gong” mettono a segno il gancio del pareggio.

Termina così una lunga due giorni di partita, con la latente sensazione di non aver capito bene a che gioco si sia giocata.

Una cosa però, noi leccesi, l’abbiam compresa chiaramente … l’esigenza che la prossima si giochi davvero a calcio, non per la vittoria ai punti, ma per i fatidici tre punti!

6 Responses

  1. Giuliomnc

    D’accordissimo su tutto! Bisogna avere fiducia nei nostri ragazzi, ogni partita in Serie A è una vera battaglia e non vedo squadre “materasso”… mai come quest’anno! Possiamo farcela, sperando anche che la fortuna torni a darci una mano! 💛❤

  2. Tommaso Stefanachi

    Un’analisi trasversale e ricca di spunti che, con un filo sospeso tra l’ironico e il sarcastico, allevia per un paio di minuti la rabbia e la delusione per i continui tentativi di “knock out” sferzati dagli omini gialli su disposizione di chissà chi. Ma noi, il Lecce Balboa, siamo più forti dei pensieri di malafede e i nostri ganci mancini, pura magia dal calderone, significheranno resistenza e, dunque, vittoria ai punti. Perché nel calcio, il nostro gioco, “È finita si dice alla fine”.

  3. Graziano

    È importante NON confondere la sportività, il rispetto delle regole, il saper fare un passo indietro con “eleganza” nelle situazioni più ingarbugliate, con la debolezza. Anzi, sono indice di forza e di carisma e meriterebbero il dovuto rispetto.
    La nostra squadra purtroppo è costretta ad andare avanti perché sa che non può fermarsi di fronte a queste difficoltà e cercare in esse una giustificazione.
    Il rispetto lo ha e lo avrà sempre e comunque da noi perché anche in questo campionato sta dimostrando di meritarlo ampiamente!

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