FROSINONE-LECCE: UNA QUESTIONE DI SPECCHI

“Gli eventi e gli incontri

– afferma la scrittrice triestina Susanna Tamaro

non sono zavorre o vicoli di cui non si conosce l’uscita –  ma piuttosto specchi – piccoli, grandi, convessi, concavi, ondulati, deformanti, scheggianti, oscurati – capaci comunque, con il loro riflesso, di farci conoscere una parte ancora ignota di noi stessi.”  

Gli eventi e gli incontri, sì, sono specchi che nel lungo ed elaborato processo di formazione dell’identità rivelano la nostra vera essenza e natura.

Pure quelli di calcio, non fanno eccezione. Anche Frosinone-Lecce.Sostanzialmente, un’autentica questione di specchi. Match valevole per la tredicesima giornata di Serie B, tra due squadre speculari non soltanto nel modulo di gioco, l’ormai consueto 4-3-3, ma anche nel cammino e nei risultati. Entrambe le compagini con recenti trascorsi nella massima serie. Entrambe attestate nelle zone altissime della classifica, con una sola sconfitta su dodici gare. Entrambe provenienti da un pareggio e due vittorie, l’ultima delle quali, prima della sosta per le partite delle Nazionali, con quattro reti all’attivo. Per noi cuori leccesi, oltre mille presenti fisicamente in uno “Stirpe” incorniciato come per le grandi occasioni, la gara è tutta da attraversare.

Come lo specchio del seguito di “Alice nel paese delle meraviglie”.

L’avvio è piuttosto vivace, pur se, inizialmente, per merito dei padroni di casa, partiti subito a spron battuto. Pericolosi sugli sviluppi di due calci d’angolo, al secondo e poi al sesto minuto. Le conclusioni, rispettivamente di destro e di testa, sempre a lato di poco. Al sedicesimo, però, è il Lecce a sfiorare il vantaggio. Pallone recuperato con veloce inserimento sulla sinistra fino alla riga di fondo. Preciso rasoterra a rientrare in area e pallonetto morbido a stampa sulla traversa.

La partita a questo punto cala di ritmo. I canarini, forse presi dallo spavento, si arrampicano sullo specchio della porta salentina senza mai riuscire a inquadrarlo neanche una volta. Al duplice fischio arbitrale si giunge in parità, così come si era partiti.   

A inizio ripresa l’approccio dei giallorossi è decisamente migliore, determinato e più intraprendente. Tuttavia il tempo scorre senza una squadra padrona del campo. Ambedue, con grande rispetto l’una dell’altra, giocano più nel controllarsi a vicenda che in fase di impostazione. La parte più avvincente è sicuramente quella finale, per via dei cambi in blocco eseguiti dai due allenatori con la speranza di trovare la stoccata vincente. Stoccata che per il Lecce potrebbe davvero arrivare a poco più di dieci minuti dal termine con un illuminato filtrante. Da poco dentro l’area, il bel diagonale da destra a sinistra viene sventato. Grande la parata in tuffo del portiere ciociaro. A seguire un difensore gialloblù spazza lontano. Poco più tardi un’altra occasionissima per i giallorossi, su ripartenza, questa volta sprecata per specchiato egoismo, stile Narciso. E poi un’altra ancora su schema da calcio di punizione, nel primo dei quattro minuti di recupero, con un gran gancio di destro al volo sull’esterno della rete frusinate.

Alla fine la paura di perdere prevale sulla voglia di vincere. Frosinone-Lecce termina col pareggio più classico, quello per zero a zero. 

Forse il risultato anche più logico e per certi versi pure quello più giusto, viste le due difese a confronto, le migliori della cadetteria con appena dieci reti subite. Certamente quello che consente ai nostri di acquisire, seppur con qualche lieve rimpianto, ancora più consapevolezza di solidità con la bellezza del dodicesimo risultato consecutivo. Una striscia positiva straordinaria.

 

Come, d’altronde, è stato straordinario l’apporto dei nostri tifosi, che hanno seguito la squadra in gran numero e con passione – considera il nostro presidente @SaverioSD – Di solito dopo il fischio finale vado sempre negli spogliatoi a incontrare subito la squadra, ma confesso che questa volta sono rimasto altri dieci minuti seduto, per godermi lo spettacolo offerto dal nostro spicchio anche a gara finita …”.

E’ vero! Che poi, “spicchio” o “specchio” che sia, non fa differenza. Nel calcio come nella vita sono i riflessi che percepiamo quelli che ci aiutano a capire veramente chi siamo. Per un verso o per l’altro, è sempre una questione di spicchi, pardon, di specchi. Di quegli spazi illusori sulla cui superficie del paradosso, tutto può fantasticamente accadere.

 

E allora Forza Lecce nostro, che da che mondo è mondo l’appuntamento con lo specchio è uno dei rari rituali che si ripetono con assoluta assiduità e certezza. E il prossimo al Via del Mare con la Ternana è di quelli che non possiamo mancare.

“Per provare a vedere che c’è laggiù in fondo,

canta Jovanotti

dove sembra impossibile stare da soli a guardarsi negli occhi, a riempire gli specchi con i nostri riflessi migliori”

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1 Comment

  • Posted 26 Novembre 2021 11:32 am 0Likes
    by sangel

    Specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame? Speriamo che, a fine campionato, sia il nostro Lecce!

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