LECCE-UDINESE: QUANDO ARBITRO FISCHIA

Dopo tanta fatica e sudore, ce l’hai fatta finalmente! Sei in cima alla vetta che stavi scalando da un’intera stagione. Congratulazioni, è bellissimo. “Ciò che mi tiene in movimento – diceva Muhammad Ali – sono i miei obiettivi” … quando arbitro fischia.

Per la verità, il Lecce è lì, sul traguardo beato, ancor prima che arbitro fischi, salvo già da due giorni grazie alla favorevole congiuntura degli altrui risultati. In un Via del Mare gremito e vestito a festa di giallorosso, nonostante per la 36^ giornata di Serie A si giochi alle 18.30 di lunedì, ospita l’Udinese al contrario con l’acqua alla gola. Anzi, di fatto, sotto la linea di galleggiamento.

Sull’onda dell’entusiasmo iniziale, i giallorossi partono subito più aggressivi. Creano addirittura due belle occasioni nei primi dieci minuti. Poi i bianconeri, animati da un disperato bisogno di vincere, iniziano a crescere. Fino a che al primo vero affondo, al 36′, la sbloccano con una girata in rete di testa da nel cuore dell’area.

In avvio di ripresa la squadra giallorossa si proietta in avanti alla ricerca del pareggio, spingendo costantemente, soprattutto sulla fascia sinistra, ma riuscendo a concludere pericolosamente solo un paio di volte. All’85′, invece, arriva il raddoppio degli ospiti che fissa il risultato sul tabellone. Profondo cross da sinistra per un insidioso colpo di testa, sulla respinta del portiere salentino, tap-in vincente da pochi passi.

Quando arbitro fischia, partita finisce zero a due per i friulani. Una sconfitta assolutamente indolore per i #cuorileccesi quantunque fastidiosa e difficile da digerire.

Lo conferma anche mister Gotti a fine gara: “E’ chiaro che siamo tutti contenti di aver raggiunto una salvezza che non era assolutamente scontata, vorrei ricordare che il Lecce ha un organico molto giovane. E la serie A è un patrimonio enorme per la gente e per il territorio. Ciò non toglie che perdere in casa amareggia, sarebbe impossibile non provare un sentimento di fastidio dopo un ko. Si lavora tutta la settimana per essere performanti, ma mi rifiuto di subire un atteggiamento magari di rilassatezza dopo aver conquistato l’obiettivo.”

Ad ogni modo, #nelcalciocomenellavita capita spesso durante il percorso di pensare a come da lassù sarà tutto più bello. E cosi, quando poi raggiungi l’obiettivo, se la soddisfazione è grande, altrettanto può esserlo quella forse non troppo condivisibile, ma certamente molto comprensibile, sensazione di appagamento che ti porta ad affievolire la motivazione. Motivazione che, tra l’altro, etimologicamente deriva dal latino “motus” che vuol dire proprio “muoversi verso” come giustamente considerava il grande pugile Alì.

In definitiva, quindi, essere ancora una volta qua in cima, questo è ciò che conta. “Col cuore che batte più forte – canta Vasco – la notte adda passà, al diavolo non si vende, io sono ancora qua, eh, già”. Eh già, purché non ci si accomodi, ci sta pure una seduta/partita, per gustarsi la bellezza del panorama e magari rendersi conto che intorno ci sono molte altre vette. Più alte.

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