LECCE-FIORENTINA: LA METAFORA DEL GAMBERO

LECCE-FIORENTINA: LA METAFORA DEL GAMBERO

Ve la ricordate, la famosa trasmissione radiofonica “Il Gambero”, imperdibile appuntamento domenicale dell’ora di pranzo degli anni ’70 e ’80? Una sorta di quiz al contrario, pioniere del genere, con un montepremi in palio che si assottigliava man mano che il concorrente sbagliava la risposta.

E’ stato il primo riferimento venuto in mente al triplice fischio di Lecce-Fiorentina, quella che sarebbe potuta essere la partita-svolta della stagione. ( Gara dichiaratamente insidiosa sin dalla vigilia ) e, difatti, conclusasi con un’altra amara sconfitta per il giallorossi.

Un richiamo, inizialmente, pressoché istintivo per i tre punti erosi dal restante e sempre più sottile gruzzoletto a disposizione da qui a fine campionato.  Poi, altrettanto naturale ripercorrendo a ritroso lo svolgersi della partita.

Come da prassi, ormai potremmo dire, trascorsi sei minuti di gioco, solita allegra stesura del tappeto (giallo)rosso e vai col vantaggio avversario di turno. Da qui in poi, per i nostri, uno sconcertante regredire.

Neanche la parata di un rigore  stimola l’auspicata inversione di tendenza, tutt’altro. E’ il preludio del raddoppio e del terzo gol subito. Pure la traversa si mette a frenare il friabile tentativo di ripresa del giusto verso di cammino. Niente da fare, si torna per la pausa negli spogliatoi sotto di tre gol.

Rientro in campo per il secondo tempo con senso di (retro)marcia inalterato. Solo una piroetta salentina sul finale  scasella lo zero dal risultato di Lecce-Fiorentina, che si fissa mestamente sull’uno a tre per i toscani viola. .

La metafora con il piccolo crostaceo viene spontanea. Tutti la conosciamo. Vuoi per il suo proverbiale incedere all’indietro, vuoi anche per la sua notoria fragilità durante il cambio guscio.

Perché crescere, nel calcio come nella vita, non è sempre un camminare a spron battuto verso la prefissata meta, anzi. Ci son momenti di difficoltà in cui, tra sbandate e accelerazioni varie, si è costretti a ripiegare dolorosamente su stessi, in difesa delle proprie posizioni.

Tant’è vero, che

“fabbricarsi un nuovo guscio costa tante lacrime e tante fatiche che è un po’ come se lo si «trasudasse»”

(Françoise Dolto).

E di gusci, proprio come il nostro Lecce, tutti noi ne abbiam cambiati tanti.

Questo della Seria A, però, calcisticamente – sempre parola grossa, senza pubblico sugli spalti, è certamente quello più importante … perciò, fino alla fine, restiamo uniti e continuiamo a “trasudarcelo” tutti insieme!

6 Responses

  1. Giuliomnc

    Condivido tutto il pensiero. L’obbiettivo di fine stagione si ottiene anche dopo tante cadute, ed io sono fiducioso per domenica, come pure per le restanti partite. Certo, per rialzarsi davvero, ci vorrà il miglior Lecce… E soprattutto tanta, tanta concentrazione!
    Peccato davvero, non poter sostenere la squadra da vicino, ma in questo senso, domenica potrebbe tramutarsi in un piccolo vantaggio per noi, considerato che non sarà presente il tifo genoano. A porte aperte, avrebbero sicuramente riempito lo stadio.. Dunque, speriamo in bene!

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