LECCE-BRESCIA: SLIDING DOORS

LECCE-BRESCIA: SLIDING DOORS

“Chissà come sarebbe finita, se … “.
Chissà in quante e svariate circostanze personali ci sarà rimbombata dentro questa fatidica domanda.  La sindrome di “sliding doors”, potremmo bonariamente definirla, prendendo spunto dal famoso film omonimo.
Giacché il termine “sindrome” deriva dal greco syn-dromos“correre insieme”. E ciò che da essa scaturisce, infatti, è proprio una nostalgica corsa all’indietro nel tempo di due sentimenti che, seppur diversi, corrono spesso insieme, abbinati dalla stessa radice “rim”. Rimorso e rimpianto.
Un pentimento, un senso di colpa, di dolore, rispetto a qualcosa che si è fatto o che si è “morso”, il primo. Al contrario un senso di rammarico, di “pianto”, per un’azione che non si è fatta quando se ne aveva la possibilità, il secondo.
Entrambi i turbamenti, ahinoi, ci sono molto familiari. Nella vita, come nel calcio. Come in occasione del recente lockdown per il diffondersi del coronavirus, per esempio.
Oppure, ancora, come in Lecce-Brescia, partita da dentro o fuori per entrambe le compagini. Già prima di giocarla aveva in sé solo un risultato utile, per “non avere poi rimorsi se gli altri non faranno punti”.  Quello che poi in effetti hanno conseguito i nostri, nonostante le ormai consuete numerose assenze. Un perentorio tre a uno maturato attraverso un’arrembante doppietta dei giallorossi nel primo tempo e un salomonico gol per parte nel secondo.
Lecce-Brescia “sliding doors”, dunque.
Porte sbattute in faccia alle rondinelle che retrocedono in cadetteria. Ultimo treno salentino per la via della salvezza ancora in corsa, seppur per il rotto della cuffia. Perché, purtroppo, anche gli altri han fatto punti. Un convoglio, perciò, forse senza rimorsi , ma, probabilmente, con qualche vagone di rimpianti per le diverse occasioni lasciate scivolare via .
Ad ogni modo,

“quando ogni cosa è vissuta fino in fondo non c’è morte né rimpianto, e neppure una falsa primavera. Ogni orizzonte vissuto spalanca un orizzonte più grande, più vasto, dal quale non c’è scampo se non vivendo.”

(Henry Miller).

Ed allora, Forza Lecce, viviamocela fino in fondo, fino alla fine. Un orizzonte nuovo si spalanca già. E non importa quanto grande sia. Ciò che conta per davvero è che, come sempre, lo si traguardi insieme.

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