LECCE-PISA: GIÙ DALLA TORRE

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LECCE-PISA: GIÙ DALLA TORRE

Il senso completo di un pensiero, di un qualcosa, di un’esperienza in genere, spesso, è molto di più grande di come noi potremmo esprimerlo o raccontarla. Per questo, frequentemente, ricorriamo a simboli.

Nella nostra storia personale, così come in quella sociale, religiosa, sportiva, e così via. Come fossero le chiavi di accesso passepartout della nostra “emotion room”. I simboli ci introducono, anche solo con un’immagine, in determinate realtà, amalgamandosi con esse come fossero un tutt’uno. Oltre ogni parola. Oltre ogni pulsione e ogni altra forma di comunicazione.

La torre, ad esempio, è un simbolo esemplare. Basta figurarla in mente per evocarci dentro, forti e chiare sensazioni. Di vigilanza per quella medioevale, di nobile purezza per quella d’avorio, o di prigionia per quella della principessa nelle fiabe. Oppure di arroganza umana per quella di Babele, o di ascesa spirituale verso il cielo per quella campanaria.

Oppure, ancora, ahinoi, cuori leccesi, di caduta rovinosa, se pensiamo alla famosa Torre di Pisa. Non tanto per quel suo essere pendente, già di per sé presagio di equilibrio instabile. Quanto per la gara Lecce-Pisa, valevole per la tredicesima giornata di Serie B.

Con il nostro Lecce chiamato al successo dopo tre pareggi consecutivi per accorciare il distacco di quattro scalini dalla cima della torre della classifica. Seppur con la consapevolezza di dover affrontare una battaglia.

Invece, dopo due minuti di gioco appena, lancio in verticale dei pisani e primo clamoroso ruzzolone giallorosso. Neanche il tempo di pensare di rialzarsi e altro eclatante capitombolo. Al diciassettesimo, con un destro nerazzurro dal limite che si insacca sul palo interno. Così alla pausa negli spogliatoi, sperando che nel secondo tempo si inverta la dolorosa inerzia discendente.

Niente da fare.  Nonostante qualche timido tentativo senza troppa convinzione, all’incirca verso metà ripresa, ripartenza ospite magistralmente finalizzata in rete e definitivo tracollo salentino.

Lecce-Pisa, alla fine, termina zero a tre. Il filotto di risultati positivi si chiude con lo stesso risultato dell’ultima caduta in quel di Brescia.

Questa volta, però, come facesse più male. Forse perché venuta in casa, al Via del Mare. Forse perché piovuta dall’alto della torre. Comunque, tranquilli, nulla da temere. Ad ascoltar Franco Battiato, cadendo giù dalla torre.

“si salverà chi non ha voglia di far niente … e non sa fare niente”.

Quindi, praticamente salva, tutta la truppa giallorossa.

(Semi) Ironia a parte, nel calcio come nella vita, pensando alla torre, meglio provare a girarci attorno cercando la propria identità, piuttosto che da essa lasciarsi cadere giù.

“Giro attorno a Dio, all’antica torre, giro da millenni

– scriveva il boemo Rainer Maria Rilke –

e ancora non so se sono un falco, una tempesta o un grande canto.”

Pertanto, forza, caro Lecce nostro, gira pagina, chiudi il cerchio! Che già dalla prossima partita tu sia un grande canto di vittoria.

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