COSENZA-LECCE: UNA QUESTIONE DI CONTATTO

Alcune verità rappresentano il fulcro del nostro vivere quotidiano, eppure non le vediamo se non in particolari circostanze di mancanza o comunque di difficoltà. Prendiamo ad esempio le cerniere di una porta. Di esse ce ne accorgiamo solamente quando la porta non gira.

Così anche il contatto, sia corporeo che metafisico. Di quanto costituisca il cardine della nostra struttura, personale e sociale, ce ne accorgiamo soltanto quando in qualche modo siamo obbligati a fermarci oppure a rallentare. Esperienza che tutti abbiamo tragicamente “toccato” in questo tempo di pandemia, costretti nella migliore delle situazioni a distanziarci almeno un metro gli uni dagli altri.

 

Noi cuori leccesi, anche se per tutt’altri versi, l’abbiamo “toccata” pure in Cosenza-Lecce. Gara valida per la trentesima giornata del Campionato di Serie B, undicesima del girone di ritorno. Un match testa-coda, anzi, coda-testa per la precisione, in cui il Lecce, dall’alto della sua posizione di vertice in classifica, ha letteralmente perso il contatto con la propria storia, da sempre impregnata di umiltà, voglia e personalità. Tra l’altro nel giorno del 114° compleanno giallorosso, una questione di contatto, precisamente.

 

Un contatto con la partita che, al “San Vito Gigi Marulla”, avviene come meglio non si sarebbe neppure potuto immaginare. Primo calcio d’angolo dell’incontro a favore dei giallorossi. Sviluppi dell’azione, palla scodellata in area sulla destra e magistrale conclusione al volo in diagonale a gonfiare la rete. Non sono trascorsi neanche due giri completi di lancette e il Lecce è già in vantaggio. Ne trascorrono appena un’altra decina e addirittura arriva anche l’occasionissima per raddoppiare. In area silana, contatto della sfera con la mano di un difensore. L’arbitro fischia il rigore. Il check del VAR conferma. Palla sul dischetto e tiro potente. Il portiere intuisce l’angolo e devia in corner!

“Il peggior errore del primo contatto

– scrive lo scrittore di fantascienza e astronomo statunitense David Brin  –

è la sfortunata abitudine di fare supposizioni.”

Esattamente ciò che si ritrova a fare, purtroppo, la compagine salentina: supposizioni. Di aver già in pugno la gara, di essere troppo più forte degli avversari. Avversari che di contro, invece, si alimentano dallo scampato pericolo. Rallentano il ritmo, prendono aderenza, man mano provano a risalire la china. Fino a colpire alla prima vera chance, sullo scadere della prima frazione. Fuga rossoblù sulla sinistra, cross in area sul secondo palo e colpo di testa in solitaria da distanza ravvicinata. Il portiere leccese respinge con un mezzo prodigio, ma non può nulla sul successivo scarico in rete.

L’avvio di secondo tempo è a stretto contatto con la fine del primo. Al minuto cinquantadue, lancio verticale dei padroni di casa. Inserimento laterale dalle retrovie in una difesa giallorossa compassata, a dir poco. Scatto in avanti, prima fino alla linea di fondo, poi a tagliare in orizzontale verso il portiere. Vellutato tocco a cucchiaio e gol. Una volta sotto, passati sette minuti, il Lecce ha un sussulto. Il portiere, però, respinge d’istinto di piede. Il Cosenza, allora, prova in contropiede a infliggere il colpo di grazia, ma il cross dal fondo attraversa tutto lo specchio della porta e si spegne di poco sul fondo. Nel finale i giallorossi tentano il tutto per tutto. Lo spreco di un pallone, da ottima posizione oltre lo specchio, sembrerebbe staccare loro la spina. Invece, proprio sull’ultimo assalto, al novantacinquesimo, agguantano l’ormai insperato pareggio. Calcio di punizione dalla sinistra sul secondo palo, sponda di testa a rimettere dentro sul primo palo e tuffo vincente ancora di testa.

 

Cosenza-Lecce si conclude così sul punteggio di due a due. Per i nostri, il terzo pareggio consecutivo. Un punto che, grazie anche al risultato degli altri, quanto meno consente di non perdere il contatto con la testa della classifica, ma che comunque sa di sconfitta. “Il Lecce – commenta il nostro presidente @SaverioSD  –  ha commesso l’errore gravissimo di sentirsi molto più forte dell’avversario, cosa che in B non è consentita, ancora meno a noi, che, come avevo appena detto, dobbiamo giocare sempre con la massima applicazione.”

 

E, naturalmente, perché ci sia applicazione, lo sappiamo, è necessario giustappunto un contatto. Sì, nel calcio come nella vita, è sempre una questione di contatto. Una cosa che cerchiamo da sempre, per toccare la nostra stessa sensibilità. Se vogliamo avere immediata esperienza di noi stessi, di quelli che eravamo una volta, il contatto dobbiamo salvarlo, con premura, nel cuore. Non solo in rubrica.

Per questo, Forza Lecce nostro,

“ho trovato il contatto

cantano i Negramaro  

era solo in un sogno e ti giuro sarebbe bellissimo se ti toccassi da sveglio!” 

 
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